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FISICA POLITICA    |     IL LIBRO      |     IL GIUDIZIO DEGLI STUDIOSI   |    INDICE    |   QUALCHE PARAGRAFO

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IL GIUDIZIO DEGLI STUDIOSI

 

1) Mariano Malavolta 17 dicembre 2007
Caro Signor Schioppo, ho letto le Sue pagine, che ho trovato interessanti e anche ben documentate. Le faccio i miei migliori auguri di buon lavoro e di buon esito per il Suo scritto, formulando l'auspicio di un successo editoriale. Con i più cari saluti, Mariano Malavolta mariano.malavolta@uniroma2.it (Doc. di Storia romana Roma2)

2) Enrico Caniglia Egregio dott. Schioppo, 17 dicembre 2007
innanzitutto La ringrazio della considerazione che mi degna inviandomi il frutto dei suoi ragionamenti. La mia modesta impressione è che è sempre possibile rendere in termini fisici e matematici i fenomeni politici, e lei lo dimostra con abilità, ma che tale metodo non vada oltre certi aspetti e molte altre questioni restano fuori, non potendo essere facilmente matematizzate o ridotte ad un indice. Si tratta allora di calibrare l'approccio unicamente verso certe questioni, verso certi aspetti della politica che meglio si prestano alla semplificazione quantitativa, in cui la "massa" o i dati economici (reddito, costi etc.) sono rilevanti. Dentro questi campi, il suo approccio è sicuramente foriero di ottimi risultati, cosa del resto dimostrata da approcci simili che già in passato sono stati sviluppati da fisici, matematici ed economisti che, come lei, hanno provato ad aggredire, spesso con successo, i fenomeni storici e politici, armati del loro formalismo scientifico, fatto di indici e altri strumenti matematici o statistici. Immagino che lei saprà che esiste una "fisica dello sviluppo storico" portata avanti da diversi studiosi americani. La cosiddetta "political economy" studia l'interazione di fenomeni economici e politici, avvalendosi di indici economici come quelli da Lei citati - anche se non esiste nella political economy, almeno che io sappia, alcun tentativo di applicare concetti provenienti dalla
fisica. Ma a questo proposito basta citare il fatto che Auguste Comte, il fondatore della sociologia nella prima metà del XIX secolo, intendeva lo studio dell'uomo e della società come una fisica sociale, con tanto di "statica sociale" e di "dinamica sociale". Il mio personale approccio guarda sì alla scienza, ma alla scienza dell'osservazione naturale, più al naturalista che al fisico o al matematico, senza alcuna necessità di usare formalismo matematico. Ovviamente mi sono
presclusi fenomeni di ordine macro che invece il suo approccio può meglio indagare. La conoscenza nel campo delle scienze sociali è un'impresa variegata dove devono necessariamente convivere approcci e punti di vista diversi e spesso distanti, se non opposti. Senza pretendere che un approccio o punto di vista sia in grado da solo di rendere conto della complessità del sociale. Un cordiale saluto. Enrico Caniglia enrico.caniglia@unipg.it (Doc. di Scienza politica PG)

3) Giovanni Romeo 17 dicembre 2007
Gentile sig. Schioppo, ricevo tra un arrivo e una nuova partenza il Suo messaggio e il Suo testo. Tornerò il 22 e passerò le vacanze a limare un libro che devo consegnare alla fine di gennaio. Malgrado ciò, la mia curiosità ha avuto il sopravvento e ho letto le prime pagine della Prefazione. Devo dire, di getto, che la Sua
idea mi sembra davvero suggestiva e originale, anche se temo che le società umane siano talmente inclassificabili e poliedriche per poter essere 'misurate' con i criteri che Lei propone. Se Lei mi autorizza, avrei piacere di trasmettere al ritorno le Sue pagine a qualche amico più 'filosofo' di me, che mi muovo molto terra terra. In ogni caso, complimenti per l'originalità! Con molti auguri per tutto Giovanni Romeo giovanni.romeo@unina.it (doc. di Storia moderna NA)

4) Silvano Bellini 18 dicembre 2007
Egregio sig. Schioppo, ho letto con interesse il materiale che ha voluto inviarmi. L'ho trovato curioso e stimolante. Le scienze dure affascinano chi, come me, non ha potuto (voluto?) approfondirle. E mi ritrovo anche negli stimoli letterari asimoviani che, a quanto pare, hanno influenzato la sua intrapresa. Audace,non vi è dubbio. Non ho la competenza per valutare il suo metodo e i risultati a cui ella perviene e che sono adombrati nelle poche pagine che ho letto. Le dirò solo - ma certo lo saprà - che già il positivismo fece della fisica sociale (meno della fisica politica) uno strumento euristico importante, anche se usato in modo spesso solo suggestivo. Le scienze sociali, la politologia l'economia hanno a lungo dibattuto sul cosiddetto fisicalismo, per alcuni una prospettiva irrinunciabile, per altri un
limite da superarsi. Molti dei miei colleghi pongono l'oggetto della loro disciplina a metà tra le nuvole (sempre cangianti e mai uguali a se stesse) e gli orologi (analizzabili con leggi meccaniche). Io resto diviso tra riflessività, oggettività e indeterminazione, tra fisicalismo e antifisicalismo, tra matematica e narrazione. Il suo approccio mi interessa ma suscita in me anche perplessità, mi attrae e mi respinge. Per questo sarò un lettore del suo libro quando uscirà, come spero. Nel frattempo le faccio i miei complimenti e i miei auguri. Silvano Bellini silvano.belligni@unito.it (Doc. di Scienza politica TO)

5) Andrea Millefiorini 19 dicembre 2007
Gentile Sig. Schioppo, ogni investigazione è sempre utile nella scienza. Non ho avuto purtroppo il tempo di leggere tutto il suo testo, ma dalla premessa e dalla introduzione che lei fa mi sembra che lei sia animato da sincero spirito scientifico. Tuttavia mi sfugge, almeno nelle parti da me lette, come lei possa fondare un vero e proprio paradigma scientifico prescindendo dal concetto di individuo, che è il vero fattore di indeterminazione della "fisica sociale" (come Comte ebbe a definire la sociologia). Insomma, così come l'atomo è alla base del principio di indeterminazione nella fisica quantistica, così l'individuo lo è nelle scienze sociali. Ma forse lei ha più chiaro di me come rispondere a questo elementare problema. Cordialmente Andrea Millefiorini amillefiorini@unite.it (Doc. di Scienza politica TE)

6) Giorgio Carlo Cappello 24 settembre 2008
Lo leggerò con attenzione, e considerato che servono nuove leve per nuove teorie al fine di superare l'ovvio e il vecchio stantio e opprimente, invio un affettuoso in bocca la lupo. Cordiali saluti Giorgio Carlo Cappello g.cappello@unict.it

7) Domenico Maddaloni 06 ottobre 08
Gentile sig. Schioppo, ho dato un'occhiata, ahimè molto rapida, al suo lavoro. In effetti la sua tesi non mi sembra campata in aria, tuttavia
avrei qualche dubbio sull'impiego che lei fa dell'indice di sviluppo umano quale indicatore di "massa politica", come lei la chiama. E, la metto sull'avviso, non è detto che questa sia la sola critica alla sua costruzione teorica. Sarei, comunque, lieto di approfondire l'analisi non appena avessi tempo libero. Un cordiale saluto Domenico Maddaloni dmaddalo@unisa.it

8) Michele Mannoia 24 settembre 2008
Gent.mo Giovanni, intanto la ringrazio per la sua attenzione nei miei confronti, poi le anticipo che la sua idea mi pare assai interessante e, dunque, mi riprometto di leggere il suo saggio. In questo momento, non dispongo di molto tempo ma proverò quanto prima a dedicarmi a questa interessante lettura. distinti saluti Michele Mannoia <micman@libero.it>

9) Furio Cerutti 26 gennaio 2008
Caro signor Schioppo, La ringrazio dell'invio. MI scuserà della brevità, ma io pur essendo assai più vecchio di Lei sono ancora in servizio e oberato di lavoro di ricerca e didattico. Io ho sempre pensato che l'idea di una fisica sociale sia un inutilizzabile residuo del paleopositivismo, ma confesso che scorrendo il saggio del Suo volume non mi è mancata la curiosità. Solo che, a parte il tempo mancante, io so ben poco di fisica e quasi niente di matematica (ho finito il liceo classico 52 anni fa), quindi sono inadatto a capirLa e a discutere con Lei. L'unica cosa che posso dire è che non sono d'accordo sull'UE: il governo non si calcola solo per quanto ci costa, ma per i benefici che ne riceviamo, e dall'integrazione europea noi abbiamo ricevuto vantaggi grandissimi grazie alla modernizzazione che ne è derivata - altrimenti Cristo sarebbe ancora fermo ad Eboli, come negli anni Cinquanta. Congratulazioni per il lavoro ed i miei cordiali saluti FC Furio Cerutti

10) Roberto Di Capua 21 febbraio 2008
Gentile Sig. Schioppo, prima di tutto, mi scuso per il ritardo con cui le rispondo, ma sono stato travolto negli ultimi giorni da una tornata di esami in varie sedi. Avevo comunque letto la sua e-mail il giorno stesso in cui lei l'ha spedita, anche se velocemente. Allora, come adesso quando l'ho riletta con più attenzione, ho trovato l'argomento molto interessante. Non e' la prima volta che penso alla possibilità di applicare la fisica e la matematica a
campi differenti da quelli canonici. Farò in modo da leggere, nel prossimo periodo, il suo saggio. Eventualmente, le consiglierò anche di mandarlo a qualche altro nome di mia conoscenza che potrebbe essere più competente di me nel valutare la connessione tra i campi da lei esaminati. Cordiali Saluti, Roberto Di Capua <roberto.dicapua@unimol.it>

11) Antonio Baldini 7 gennaio 2007
Gent. dott. Schioppo, ho finito di leggere quanto mi ha mandato. Ho avuto un po' di difficoltà perché nel suo testo ci sono molti caratteri diciamo strani: o ha un McIntosh, o ha un programma di scrittura che il mio PC ha difficoltà a leggere. Comunque, l'approccio è certo interessante, e fino ad ora mai tentato. E però, se la fisica è una scienza, si basa sull'osservazione di fenomeni e ne trae leggi, in base alle quali diciamo così può prevedere o evitare o provocare certi fenomeni. Mi chiedo, al di là della curiosità culturale, l'utilità della fisica applicata al passato; è indiscutibile che una battaglia come quella di Teutoburgo non si ripeterà, o se si ripeterà una qualche seppur minima variazione l'avrà rispetto alla prima (e fino ad ora unica) battaglia di Teutoburgo; per la mia esperienza, anche applicando la comparazione storica, fino ad ora non c'è stato un solo istante nel percorso dell'umanità che sia stato uguale ad un altro. Veda lei; quanto alla bibliografia citata, buona norma sarebbe usare direttamente le fonti, e poi ricorrere alle interpretazioni. Insomma, sinceramente non sono del tutto convinto dell'applicabilità del suo metodo, anche se resto incuriosito e ammirato per questa via, che nessuno impedisce di continuare a percorrere. Cordialmente Antonio Baldini antonio.baldini@unibo.it (Doc. di Storia romana BO)

12) Giovanni Gozzini 26 febbraio 2008
Caro dr. Schioppo, ho letto con molto interesse (ma da pressoché totale ignorante di fisica) le parti del suo saggio. Trovo affascinante il tentativo di costruire una fisica politica capace di prevedere leggi di movimento degli oggetti politici e molto sensate le sue critiche all'Indice di sviluppo umano. Le segnalo a questo proposito alcuni tentativi di indici alternativi o complementari: esistono infatti indici del livello di democrazia (Freedom House è un istituto di ricerca specializzato nel campo) del rischio di investimenti (che prendono in esame il livello di corruzione, di possibilità di esproprio da parte del potere politico, di tenuta delle valute nazionali ecc. Mi permetto di inviarle il capitolo di un libro che sto scrivendo sul concetto di giustizia globale e che contiene alcune proposte in tal senso. Devo però confessarle l'impressione che agli storici resta sempre misterioso l'animo umano: se non conveniva, perché Kohl ha deciso di legare il proprio nome all'unificazione tedesca? Se non conveniva, perché Bin Laden ha deciso di attaccare le Torri Gemelle? La mia impressione (molto poco scientifica) è che l'ideologia rappresenti un potente riduttore della complessità e nello stesso tempo un altrettanto potente gas capace di intossicare le menti fino a
spingerle ad azioni (appunto) non convenienti. Nell'ideologia comprendo anche l'ambizione a non essere dimenticati e a sentirsi parte della Storia, nel senso di operare comunque trasformazioni della realtà, a prescindere dai risultati raggiunti. Ciò che alcuni chiamano eterogenesi dei fini. Ma può darsi che Kohl non avesse scelta rispetto alla pressione (gas?) di un'opinione pubblica che riteneva la riunificazione a portata di mano e occasione storica unica da non lasciarsi sfuggire, ad ogni costo. E può darsi che il vero obiettivo di Bin Laden fosse la costruzione di una leadership nel mondo arabo alternativa a regimi poco democratici e poco sviluppati (nel senso dell'Isu). Le segnalo alcuni studi di Herbert Simon sulla razionalità limitata: quando ci si sperde in un bosco è raro che saliamo su un albero per vederci meglio o aspettiamo la notte per orientarci con le stelle. Più spesso facciamo qualche passo in una direzione, se ci convince continuiamo altrimenti cambiamo strada e così via: molto poco razionalmente e molto istintivamente. Così il nostro lavoro di storici di comprendere e spiegare diventa molto difficile e forse impossibile. Ma se riduciamo gli uomini a particelle mosse da energia, togliamo loro la libertà del clinamen democriteo: la possibilità di sbagliare muovendosi. Quante volte con i nostri figli facciamo piccola esperienza di questa imperfezione della natura umana, rassegnandoci al fatto che non ascoltano i nostri insegnamenti e continuano a sbagliare con la propria testa, salvo poi magari darci ragione dopo, a cose fatte? La mia impressione è che Kohl e Bin Laden abbiano proceduto così, per tentativi, aggiustando passo dopo passo il proprio itinerario. Ma è solo appunto la mia impressione. Trovo grandioso ogni tentativo ambizioso di spiegare i comportamenti umani e miserabile ogni rassegnazione nel benerifugio dell'incomprensibilità umana. Congratulazioni, quindi, e caloroso incoraggiamento a continuare nella sua impresa e, se vuole, a mandarmi le altri parti (ancora per me mancanti) della sua ricerca. Giovanni Gozzini <gozzini@unisi.it>